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Archive for Marzo, 2009

Martedì, Marzo 31st, 2009

ANNULLATO!!! (era) Concerto tra le stelle!….

 Purtroppo a causa di interferenze intergalattiche…il concerto tra le stelle è stato annullato…

E’ ufficiale: i Depeche Mode partiranno stanotte dal Cosmodromo di Bajkonur in Kazakistan, per raggiungere la stazione spaziale internazionale ISS che si trova in una orbita attorno alla Terra ad un’altitudine di circa 350 km, in quella che viene normalmente definita LEO (low Earth orbit, orbita terrestre bassa), dove unica band della storia, terranno il primo concerto spaziale per tutti i fan del pianeta, denominato

LIVE IN THE UNIVERSE!

I tecnici al lavoro sui synth di Martin e Andy

Il concerto sarà trasmesso in streaming dal sito della Nasa!

Ecco il logo commemorativo dell’evento

Fonte Nasa

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Sabato, Marzo 21st, 2009

Dave intervistato al Tg1

Breve servizio su Sounds of the Universe e intervista a Dave dal Tg1 del 18 marzo 2009

Grazie a Micol e Mark per la segnalazione e l’aiuto tecnico

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Giovedì, Marzo 19th, 2009

La prima recensione

 

Spiazzata. Travolta da un intrecciarsi di suoni improvviso e imprevedibile, quasi mi pare di essere stata catapultata in un film di epiche avventure nello spazio. Un’astronave decolla lentamente alla scoperta di un universo sconfinato… trattengo il fiato. Questa anteprima di Sounds of the Universe mi vede ansiosa ed eccitata come una bimba il giorno di Natale in attesa di scartare i doni. Intanto i rumori raggiungono l’apice, per poi farsi inghiottire dalla quiete di una delicata, lenta tastiera nel buio dello spazio. Spunta la voce di Dave, riecheggia, canta graffiante e struggente, si fa morbida, si sdoppia, sale laddove è difficile sentirla arrivare. E dopo il sostegno ai cori di Martin, ecco un nuovo irrompere di tastiere che arrivano davvero da un’altra galassia, a cogliermi di nuovo di sorpresa. In chains chiarisce dunque fin da subito quale sarà la direzione dell’album: un lavoro complesso, coraggioso, da meditare e risentire, per nulla scontato e prevedibile, sicuramente poco commerciale. Musica così, non la si sente da nessun’altra parte.

Un’incalzante parte di percussioni e una chitarra grintosa segnano Hole to feed, seconda tappa del viaggio attraverso questo magico e a tratti sinistro universo, che tocca trasversalmente il pop, il rock, il blues, il country, la dance. Impossibile associarlo agli ultimi lavori in studio dei Depeche: loro non si ripetono mai, e questa prova ne è l’ennesima evidenza. Prepotente è l’apporto delle tastiere analogiche, onnipresenti le drum machine. Anche gli strumenti convenzionali vengono distorti e manipolati dalla tecnologia: se devo proprio accostare SOTU a un album del passato, non posso che pensare allo sperimentalismo, all’elettronicità e alla atipicità, a volte ostica al grande pubblico, di Construction time again e Some great reward. Playing the angel, a confronto, sembra un disco pop.

Continuo con l’ascolto e l’ansia cresce, traccia dopo traccia. E’ come procedere alla cieca, guidando un velivolo nel buio senza radar. Dopo quella meraviglia che è Wrong, mi conquistano senza mezze misure l’asimmetrica Fragile tension e Peace, il cui ritornello mi pare elevarsi cristallino fino a raggiungere le costellazioni, facendosi strada tra synth pulsanti. Respiro profondamente, prendo fiato. Perfect è altrettanto accattivante, e fa da contraltare a episodi più impegnativi come Little soul, ondeggiante e obliqua, e a Jezebel, l’unica traccia cantata da Martin, il cui controcanto è però più che mai presente ovunque nell’album. Arriva Come back, che conoscevo solo nella versione delle Studio sessions: temevo di restare delusa, visto l’entusiasmo e che la “bare version” mi aveva suscitato, e invece il suo sapore vagamente industriale mi conquista. Sfilano le ultime tracce, e io sono esausta. Il capolinea è l’oscura Corrupt, che mi riporta indietro ai fasti lussuriosi di Sea of sin. Spicca ancora una volta la performance vocale di Dave, forse mai così eclettico e ispirato come in quest’ultimo album. Vive ogni singola lirica che pronuncia, plasma le sue corde vocali come se fossero uno strumento, accarezza e aggredisce.

E proprio quando credevo che fosse tutto finito, vengo colta di sorpresa per l’ultima volta da SOTU con una ghost track strumentale, distillato sintetico di Wrong. Il viaggio ha esaurito le mie energie, ma vorrei tanto ricominciare…

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Sabato, Marzo 14th, 2009

‘Come Back’ - bare version

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Sabato, Marzo 7th, 2009

12° video dagli studi

Tony Hoffer al lavoro sulla traccia “Ghost”

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